Farmaci e Covid-19: qual è stato l’impatto della pandemia sull’uso e le sperimentazioni in Italia?

Farmaci e Covid-19

L’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ha avuto un forte impatto anche sulle dinamiche di consumo dei farmaci, sia a livello ospedaliero che territoriale. Ad evidenziare le peculiarità italiane dell’utilizzo dei medicinali dovute alla pandemia è il Rapporto OsMed che l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha dedicato proprio a questo fenomeno.

Tra le principali evidenze rilevate dall’agenzia durante la fase 1 dell’epidemia, vi è l’aumento ospedaliero dei consumi di idrossiclorochina e azitromicina, di alcuni antivirali e degli antinfiammatori a base di inibitori dell’interleuchina 6, così come l’incremento nelle quantità di ossigeno e farmaci iniettivi.

Sul territorio, invece, a un livello costante di dispensazione di medicinali per il trattamento delle patologie croniche si è associato un aumento, talvolta molto consistente, di medicinali Otc contenenti vitamine o principi attivi per i quali non esistono evidenze scientifiche rispetto alla loro efficacia nel prevenire o curare l’infezione da Covid-19.

Segnali che indicano che complessivamente il Sistema Salute è riuscito a indirizzare abbastanza bene l’uso dei medicinali, anche off-label e per uso compassionevole, in ambito ospedaliero ed è stato anche in grado di non determinare l’interruzione dell’accesso ai farmaci per le terapie croniche. Mentre, quando si parla di territorio e di acquisti privati, le dinamiche di acquisto da parte dei cittadini sono state fortemente influenzate dalle informazioni, spesso prive di basi scientifiche, diffuse attraverso i media e i social network nazionali e internazionali.

Farmaci anti-Covid: uso e sperimentazione guidati dall’evoluzione delle conoscenze

Uno dei fenomeni che più ha caratterizzato la fase emergenziale della pandemia è stato quello del repurposing dei farmaci resosi necessario per il verificarsi di un quadro epidemiologico che il Direttore generale di Aifa Nicola Magrini ha definito «estremamente dinamico e soprattutto caratterizzato dalla necessità di soddisfare bisogni terapeutici nuovi e in continuo divenire». Una situazione che, come ricordiamo tutti, ha comportato la necessità di definire, valutare, approvare e monitorare costantemente nuove proposte di piani terapeutici.

«Ben 156 richieste di autorizzazione di studi clinici concentrate tra metà marzo e fine aprile, che la Commissione Tecnico Scientifica (Cts) di Aifa ha valutato senza sosta e da cui sono scaturite circa 70 autorizzazioni», commenta il presidente della Cts Patrizia Popoli. Tra i farmaci più rappresentati nelle richieste di autorizzazione di sperimentazione clinica, l’idrossiclorochina, gli antivirali e gli antinfiammatori. Tra quelli autorizzati, 17 studi aventi come oggetto molecole antinfiammatorie, sei gli antitrombotici e 11 farmaci di “altre categorie” che comprendono anche il primo vaccino (Figura 1).

Proposte di sperimentazione clinica autorizzate: farmaci in studio

Figura 1. Proposte di sperimentazione clinica autorizzate: farmaci in studio

Fonte: Aifa (Popoli, La promozione e la valutazione della ricerca clinica durante l’emergenza)

* 6 per Anti-IL6; 5 per Anti-JAK; 1 per Anti-IL1, Anti-IFN & Anti-IL1, Anti-BTK, Anti-GF, Anti-GM-CSF, IFNbeta

° 4 per eparina, 1 per IVIG+eparina e per defribotide

§ ARCO (HCQ; LPV/r; DRV/c; favipiravir), SOLIDARITY (HCQ; remdesivir; LPV/r; LPV/r + IFN), AMMURAVID (remdesivir; tolicizumab; sarilumab; cankinumab; baricitinib; metilprednisolone)

Tra metà marzo e fine aprile sono state avanzate 156 richieste di autorizzazione di studi clinici, e 70 sono state concesse

«È stato un compito molto difficile a causa della gravità della malattia, in gran parte sconosciuta, e per l’assenza di opzioni terapeutiche valide. Il processo di valutazione è stato caratterizzato da un’evoluzione continua nel tempo, che ha portato Aifa a stabilire via via quali farmaci potessero essere usati off-label e aggiornando le raccomandazioni sul loro utilizzo man mano che andavano incrementandosi le conoscenze su efficacia e sicurezza dei potenziali trattamenti. Un processo che ad esempio ha portato, il 26 maggio, a sospendere l’autorizzazione all’uso off-label dell’idrossiclorochina al di fuori degli studi clinici», racconta Popoli. Che ha evidenziato anche l’attuale difficoltà ad arruolare i pazienti per i trial in corso a causa del fatto che, fortunatamente, l’epidemia nel nostro Paese è in una fase calante. Cosa che comporta anche lo stimolo all’aggregazione dei centri di sperimentazione con l’obiettivo di raggiungere un numero di pazienti utile a rendere significativi i risultati degli studi clinici. Aggiunge Magrini: «Soprattutto durante l’emergenza ci siamo resi conto di come solo gli studi randomizzati devono rappresentare uno standard di ricerca solido in grado di guidare la pratica clinica, come dimostra il caso dell’idrossiclorochina. È fondamentale anche ripensare la ricerca scientifica internazionale, perché solo da una visione sovranazionale è possibile trovare posizioni coerenti e sostanziale consenso sui trattamenti più utili».

L’accelerazione delle procedure: una prassi auspicabile

L’alacre lavoro svolto da Aifa nella fase di massima emergenza ha determinato, di fatto, una sensibile accelerazione dei processi di valutazione delle richieste di sperimentazione. Tempistiche passate da molti mesi a poche settimane o pochi giorni, che le aziende farmaceutiche auspicano possano essere mantenute, anche per qualsiasi altro tipo di medicinale, anche una volta che l’epidemia sarà superata.

Patrizia Popoli: «Approvare velocemente va bene ma anche le fasi successive devono essere altrettanto rapide»

Si potrà, insomma, superare una volta per tutte questo collo di bottiglia che da anni viene ritenuto uno dei principali ostacoli della ricerca industriale farmaceutica italiana? Possibilista Popoli, che tuttavia precisa: «Approvare velocemente va bene. Bisogna però che anche le fasi successive abbiano la stessa rapidità». Le fa eco il presidente del consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli: «È un’opportunità che non possiamo perdere. Possiamo rendere l’Italia più attrattiva anche per le aziende farmaceutiche internazionali che devono condurre gli studi clinici di fase I e II».

In ospedale: i diversi protocolli anti-Covid hanno guidato l’uso dei farmaci a livello regionale

Le principali variazioni in aumento a carico dei farmaci utilizzati per il Covid in ambiente ospedaliero hanno riguardato idrossiclorochina e azitromicina (Tabella I). Quest’ultima molecola, precisa Aifa, mai autorizzata né in monoterapia né in associazione con idrossiclorochina o antivirali. Sensibile, anche se in misura inferiore, l’aumento dell’utilizzo degli inibitori dell’interleuchina 6 e di tocilizumab, che inizialmente era stato somministrato in modo pressoché incontrollato in virtù dell’uso compassionevole, ma la cui somministrazione venne poi ristretta da Aifa solo all’interno degli studi clinici.

Categoria ATC Pre Covid-19 Post Covid-19 Confronto
Confezioni x 10.000 ab die Confezioni x 10.000 ab die
Dic-2019 Gen-2020 Feb-2020 Media pre Mar-2020 Apr-2020 Mag-2020 Media post Delta assoluto pre-post* Delta relativo pre-post p-value
Azitromicina J01FA10 0,24 0,46 0,46 0,39 1,93 1,36 0,15 1,15 0,76 195,40 0,000
Idrossiclorochina P01BA02 0,01 0,01 0,02 0,01 0,64 0,93 0,28 0,61 0,60 4.661,67 0,000
Mediprednisolone H02AB04 1,03 2,13 1,64 1,60 1,50 1,74 1,82 1,69 0,09 5,33 0,169
Tocilizumab IV L04AC07 0,03 0,05 0,04 0,04 0,11 0,04 0,03 0,06 0,02 54,80 0,000
Darunavir/Cobicistat J05AR14 0,03 0,05 0,04 0,04 0,10 0,04 0,02 0,05 0,01 29,42 0,000
Anakinra L04AC03 0,01 0,02 0,01 0,01 0,03 0,03 0,01 0,02 0,01 73,80 0,010
Lopinavir/Ritonavir J05AR10 0,00 0,00 0,01 0,00 0,02 0,00 0,00 0,01 0,00 97,64 0,003
Baricitinib L04AA37 0,01 0,03 0,02 0,02 0,03 0,02 0,01 0,02 0,00 17,46 0,003
Sarilumab L04AC14 0,00 0,01 0,00 0,00 0,01 0,01 0,00 0,01 0,00 60,10 0,001
Colchicina M04AC01 0,00 0,00 0,00 0,00 0,01 0,00 0,00 0,00 0,00 70,36 0,057
Ruxolitinib L01XE18 0,02 0,03 0,02 0,02 0,03 0,02 0,02 0,02 0,00 6,72 0,195
Canakinumab L04AC08 0,00 0,00 0,00 0,00 0,01 0,00 0,00 0,00 0,00 45,03 0,159
Tofacitinib L04AA29 0,01 0,01 0,01 0,01 0,01 0,01 0,01 0,01 0,00 8,44 0,954
Eparine B01AB12 3,45 6,06 5,21 4,90 5,93 5,14 2,78 4,62 -0,29 -5,90 0,329

Tabella I. Distribuzione dei principi attivi per variazione del consumo (confezioni per 10.000 abitanti die) tra il periodo pre e post Covid-19

Fonte: Aifa, Rapporto sull’uso dei farmaci durante l’epidemia COVID-19

* In ordine decrescente

Il Rapporto OsMed ha indagato anche l’andamento regionale del consumo di questi farmaci. «Il 50 per cento circa dell’idrossiclorochina è stato consumato dalle Regioni maggiormente impattate dall’epidemia – Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Piemonte. Così come esiste una relazione lineare tra le variazioni assolute di consumo degli altri farmaci anti-Covid e il numero di casi positivi», illustra Maria Paola Trotti, esperta di health technology assessment di Aifa. Diversamente, nelle altre Regioni si registrano andamenti anomali che fanno supporre fenomeni di accaparramento di questi medicinali.

Direttamente proporzionale al numero di casi positivi nelle Regioni più colpite è anche l’aumento, a iniziare dal mese di febbraio, del consumo di ossigeno e farmaci iniettivi come anestetici generali, sedativi e curari. Ossigeno a parte, le altre molecole usate per trattare i pazienti in terapia intensiva, mostrano sensibili differenze di movimentazione a livello regionale «spiegabili ragionevolmente con differenti protocolli di gestione delle urgenze», dice Trotti.

Sul territorio: garantito accesso a farmaci per malattie croniche

Nessun “effetto lockdown” fortunatamente si è manifestato a discapito dei malati cronici. Diabetici, ipertesi e persone affette da patologie neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer hanno potuto continuare la propria terapia senza soluzione di continuità. Ciò grazie ad alcune misure attuate per proteggere i soggetti più fragili, come l’estensione della validità dei piani terapeutici, la diffusione della ricetta dematerializzata e anche la distribuzione per conto che ha portato la dispensazione nelle farmacie territoriali di farmaci tradizionalmente ritirati dal paziente in ospedale. E così, dopo una riduzione delle dispensazioni registrata a febbraio, si è manifestato un incremento nel mese di marzo, dovuto a un approvvigionamento per far fronte a un lockdown la cui durata non era ancora definita, che ha riportato i valori nella media.

 Estensione di piani terapeutici, ricetta dematerializzata e distribuzione per conto hanno contribuito a proteggere i pazienti più fragili

«Si tratta di informazioni importanti», spiega Aurora di Filippo, tecnico statistico di Aifa, «che indicano come il sistema di continuità assistenziale per i soggetti più sensibili ha funzionato anche durante un’emergenza sanitaria senza precedenti. E ciò grazie alla collaborazione di tutte le figure sanitarie che ruotano intorno al paziente cronico, dallo specialista al medico di medicina generale al farmacista territoriale». Un’ulteriore riprova del fatto che la partita della Sanità si deve giocare e vincere sul territorio, con azioni volte a prevenire le acuzie, all’utilizzo sinergico delle conoscenze anche grazie alle tecnologie digitali e di comunicazione che permettono di facilitare l’interazione tra professionisti e pazienti e l’accesso alle cure in prossimità del domicilio di quest’ultimo.

Boom di vitamine e picco negativo per la pillola blu

Le farmacie territoriali hanno ricoperto un impareggiabile ruolo di touch-point del Ssn anche nelle fasi più critiche dell’epidemia. Ciò ha permesso l’accesso ai farmaci per tutti i malati cronici.

La farmacia ha consentito anche l’acquisto privato di molti farmaci e integratori di cui molti connazionali hanno fatto una vera e propria incetta. Dall’idrossiclorochina, ai farmaci a base di vitamina C, dagli ansiolitici agli antipiretici agli integratori di vitamina D, le farmacie a marzo hanno acquistato quantitativi più che doppi di questi prodotti rispetto al trimestre precedente.

Gli acquisti privati sono stati condizionati dalle informazioni non sempre corrette su vitamine e integratori

Nel caso degli antipiretici la motivazione all’acquisto fuori misura è da ricercarsi in un probabile timore da parte dei cittadini della mancanza di disponibilità futura di questo medicinale.  Per quanto riguarda i prodotti a base di vitamina C e D, invece, il vero e proprio accaparramento – alcuni farmacisti hanno segnalato acquisti di oltre 10 confezioni da parte di singoli clienti – è dovuto alla diffusione attraverso i social network internazionali e nazionali di notizie, riprese poi anche dai media, circa proprietà curative e preventive contro l’infezione da Covid-19 piuttosto che per il trattamento della perdita di gusto e olfatto che caratterizza alcuni quadri clinici conseguenti all’infezione. Proprietà curative che, ricordiamo, il ministero della Salute provvide a smentire in tempo quasi reale.

Infine, il report di Aifa riporta una nota “di colore”. Il cambio delle abitudini dovuto al lockdown, misto allo stress, ha portato anche a una sensibile riduzione degli acquisti della “pillola blu”. I prodotti a base di inibitori della fosfodiesterasi, la cui indicazione principale è la disfunzione erettile, hanno infatti registrato un calo delle vendite sia nel mese di marzo che in quello di aprile.

 

Carlo M. Buonamico

Carlo M. Buonamico

Giornalista professionista esperto di sanità, salute e sostenibilità

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