Le prime dieci lezioni della pandemia di Covid-19, secondo la Commissione UE

Dall’esigenza di avere a disposizione dati più comparabili e completi al lavoro sulle partnership fra pubblico e privato, dalla necessità di un maggiore coordinamento tra Stati membri a quella di combattere la disinformazione. Sono alcuni dei punti delineati dalla Commissione Europea in un documento che sintetizza le prime dieci lezioni del Covid-19 per la politica di salute pubblica nell’Unione. La comunicazione, pubblicata nei giorni scorsi, è indirizzata al Parlamento Europeo, al Consiglio d’Europa, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni.

Introduzione

Il mondo continua a essere alle prese con una crisi di salute pubblica senza precedenti, che ha chiesto un tributo indescrivibile in vite umane, ha sottoposto le società a un’enorme tensione e ha innescato la più grave sfida economica globale nella storia moderna. L’Unione Europea ha messo in atto una serie di misure e coordinamento per affrontare la pandemia e alleviare l’impatto sulle società e l’economia. Anche se i numeri delle vaccinazioni crescono, i rischi legati al Covid-19 sono ancora elevati e quotidiani: i livelli globali di infezione sono più del doppio rispetto a quelli dell’anno scorso. Nonostante i progressi, quindi, la pandemia non è ancora finita. Serve quindi continuare ad apprendere le lezioni da questa crisi, per migliorare nella gestione delle nuove ed emergenti minacce di questa pandemia, preparandosi anche a nuove emergenze sanitarie future.

Preparazione e pianificazione erano sottofinanziate, ma sono state predisposte misure in tempi record

La verità, sostiene la Commissione, è che, proprio come quasi tutte le regioni e i Paesi del mondo, né l’Ue né gli Stati membri erano pronti per la pandemia. La preparazione e la pianificazione erano sottofinanziate. Il coordinamento e la cooperazione tra gli Stati è stato spesso difficile all’inizio e ha richiesto tempo per iniziare a funzionare. Allo stesso tempo, la risposta dell’Ue all’evoluzione della pandemia ha incluso un’ampia gamma di iniziative senza precedenti, progettate e realizzate in tempi record. È emersa anche la necessità di lavorare insieme come europei quando si tratta di eventi come pandemie o altre situazioni come le minacce alle frontiere, sia per quanto riguarda la risposta alle emergenze, i vaccini, l’approvvigionamento, la produzione di beni essenziali, che la leadership e un supporto efficace agli sforzi globali.
La relazione alimenterà la discussione dei leader in occasione del Consiglio europeo di giugno e verrà presentata al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione Europea. La Commissione, nel secondo semestre del 2021, le darà un seguito tramite misure concrete.

Le dieci lezioni del Covid-19 per la politica di salute pubblica

Lezione 1. Un rilevamento e una risposta più rapidi dipendono da una sorveglianza globale più forte e da dati più comparabili e completi

A livello europeo, serve un nuovo sistema di raccolta di informazioni sulla pandemia, che dovrebbe concentrarsi sul fatto che gli Stati membri forniscano in modo tempestivo informazioni che vanno dai primi segnali di potenziali minacce (pandemie, ma anche bioterrorismo o altro) e dati concreti su casi, esposizioni, fattori di rischio, esiti di salute e capacità sanitaria. Il collegamento delle autorità sanitarie pubbliche consentirebbe una gestione coordinata di scorte e posti letto ospedalieri e un ricollocamento rapido della forza lavoro. Permetterà anche un tracciamento dei contatti più rapido ed efficace, oltre a consentire il monitoraggio dei casi e dei dati pazienti oltre confine.

È allo studio un nuovo spazio europeo dei dati sanitari

Tutto questo rientra in una più ampia iniziativa volta a creare entro il 2021 uno Spazio europeo dei dati sanitari: una rete di dati clinici e di salute pubblica, ad esempio con la condivisione sicura delle cartelle cliniche elettroniche, consente un’istantanea in tempo reale della situazione epidemiologica e capacità di risposta. La Commissione europea istituirà un comitato consultivo sul Covid-19 composto da epidemiologi e virologi di diversi Stati membri.

Lezione 2. Una voce scientifica chiara e coordinata facilita le decisioni politiche e la comunicazione pubblica

Mentre l’elaborazione delle politiche continua a essere informata dai più recenti pareri scientifici, i primi mesi della crisi hanno messo in luce il livello disuguale di ricerca e posizioni nei diversi Stati membri, nonché i diversi approcci adottati. Pertanto, le evidenze sembravano essere frammentarie, a volte contraddittorie e spesso confuse a causa dei diversi messaggi nei diversi Stati membri. La necessità di condividere conoscenze e competenze e di allineare i messaggi ha spinto la Commissione europea a istituire un comitato consultivo sul COVID-19 composto da epidemiologi e virologi di diversi Stati membri. Il gruppo lavora a Linee guida europee sulle misure di gestione del rischio basate sulla scienza e coordinate. C’è inoltre bisogno di colmare il divario tra scienza e processo decisionale e per una migliore autorevolezza scientifica dell’Unione, con una voce che comunichi direttamente al pubblico. Si pensa a designare entro il 2021 un nuovo capo epidemiologo europeo, che dovrebbe coordinare gli epidemiologi referenti degli Stati membri per la formulazione di raccomandazioni politiche basate sulle evidenze e fungere da punto di riferimento per la comunicazione con il pubblico in tempi di crisi.

Lezione 3. La preparazione richiede investimenti, controlli e revisioni costanti

Come in tante altre parti del mondo, un sottofinanziamento cronico ha ostacolato in modo significativo i primi sforzi di risposta in molte parti d’Europa. È necessario un nuovo approccio sistemico alla risposta, che inizia con l’intensificazione degli investimenti, ad esempio con budget dedicati a sostenere iniziative come le scorte a livello nazionale ed europee. Dovrebbero essere intrapresi revisioni e audit regolari per la messa in atto dei piani di azione. La Commissione preparerà una relazione annuale sullo stato di preparazione su pandemie e altre emergenze sanitarie e altri scenari che l’Unione potrebbe realisticamente trovarsi ad affrontare nel prossimo futuro: rischi chimici, biologici, radiologici e attacchi o incidenti nucleari, grandi choc sismici, ambientali o tecnologici, disastri o un blackout diffuso.

Lezione 4. Gli strumenti di emergenza devono essere pronti, più veloci e più facili da attivare

È necessaria una decisione politica chiara e decisa su quando innescare la risposta alle crisi e una “cassetta degli attrezzi” da usare in queste situazioni, ad esempio l’attivazione automatica dello strumento per il sostegno di emergenza per consentire i finanziamenti, o di altri meccanismi che consentano un sostegno rapido alla ricerca, allo sviluppo, alla produzione e approvvigionamento di contromisure essenziali.

Lezione 5. Le misure coordinate dovrebbero diventare un riflesso automatico

Molte delle risposte iniziali alla pandemia sono state caratterizzate da unilateralità e mancanza di coordinamento. Ciò ha portato ad approcci ampiamente variabili sugli interventi sanitari negli Stati membri. Il risultato è stato di minare la fiducia dei cittadini e il rispetto delle misure, con conseguente riduzione della loro efficacia.
Come primo passo per migliorare il coordinamento delle misure di sanità pubblica in tutta l’UE, la Commissione europea ha presentato una serie di proposte sulla costruzione di un’Unione europea della sanità già nel novembre 2020. Queste proposte rinnoveranno il quadro giuridico in modo da affrontare i problemi e le minacce sanitarie e rafforzare la risposta alle crisi per il Centro europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (Ecdc) e l’Agenzia europea per i medicinali (Ema). L’idea è di rafforzare il coordinamento e i metodi di lavoro tra il principale gruppo di contatto o entità di ciascuna istituzione da attivare durante una crisi. Il pacchetto legislativo dell’Unione per la salute dovrebbe essere adottato rapidamente, entro la fine dell’anno.

Lezione 6. Sono necessarie partnership pubblico-private rafforzate e catene di approvvigionamento più forti per apparecchiature e medicinali

La pandemia ha evidenziato la necessità di aumentare la resilienza delle filiere. Nel settore della salute, ha creato un’impennata della domanda di prodotti chiave come medicinali, ventilatori e mascherine. Le catene di approvvigionamento globali sono state sottoposte a un’enorme pressione. La concorrenza per i prodotti ha portato a carenze e disuguaglianze. Nei primi mesi della pandemia, l’Europa ha sofferto per la carenza di test e componenti per i test, di personale formato e, in alcuni casi, di forniture di attrezzature di laboratorio. Inoltre, l’aumento globale della produzione di vaccini ha portato a “colli di bottiglia” sui materiali e ingredienti. Si è riscontrata una serie di dipendenze eccessive, nonché la fragilità dei processi di produzione a livello globale, in particolare di prodotti medici e farmaceutici.

La pandemia ha evidenziato la necessità di aumentare la resilienza delle filiere

L’Unione ha attuato una serie di misure per affrontare queste vulnerabilità, dall’approvvigionamento comunitario di dispositivi di protezione individuale alle scorte di ventilatori e mascherine. È stata istituita una task force per risolvere i “colli di bottiglia” della catena di approvvigionamento e favorire le partnership industriali. Un meccanismo di autorizzazione temporanea all’export ha garantito trasparenza sui flussi commerciali dei vaccini, mantenendo attive le catene di approvvigionamento. Tali misure hanno aumentato l’accesso degli europei alle forniture essenziali, ma hanno anche rivelato l’enorme divario all’inizio della pandemia in termini di capacità produttive e dei potenziali degli Stati, nonché la profondità della dipendenza dalle catene di approvvigionamento globali. Per garantire il flusso di apparecchiature e medicinali essenziali è importante dare vita a partenariati pubblico-privato e a catene di approvvigionamento più solide. Entro l’inizio del 2022 dovrebbe essere operativa la nuova Autorità per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie (Hera). Inoltre al più presto verrà messo a punto un importante progetto di comune interesse europeo per la salute mirato a consentire innovazioni pionieristiche in campo farmaceutico. Lo strumento EU FAB dovrebbe garantire nell’Unione una costante capacità produttiva per 500-700 milioni di dosi di vaccino all’anno, la metà della quale disponibile fin dai primi sei mesi di una pandemia.

Lezione 7. Un approccio paneuropeo è essenziale per velocizzare la ricerca clinica

Mentre la pandemia continua, è di vitale importanza che gli Stati membri facciano tutto il possibile per accelerare la rapida approvazione delle sperimentazioni cliniche di vaccini e terapie. Serve una piattaforma Ue per le sperimentazioni cliniche multicentriche su vasta scala, flessibile e dotata di risorse adeguate per stabilire un approccio strutturato per le crisi future. Potrebbe essere uno strumento importante anche nella lotta contro il cancro o altre malattie.

Lezione 8. La capacità di far fronte a una pandemia dipende dalla costanza e dall’aumento di investimenti nei sistemi sanitari

La pandemia ha messo in luce la debolezza strutturale dei sistemi sanitari, che sono stati in grado di aiutare così tante persone soprattutto grazie alla dedizione, al sacrificio e alla leadership di tanti operatori sanitari in tutta l’Unione. Ma i sistemi sanitari in Europa devono diventare più resilienti e i servizi sanitari e la prevenzione devono essere meglio integrati. Serve innanzitutto la garanzia che gli investimenti nella capacità e nell’efficacia dei sistemi sanitari, compresi gli investimenti in migliori condizioni di lavoro, si intensifichino. EU4Health, i fondi della politica di coesione e la ripresa e gli strumenti per la resilienza forniscono tutte le opportunità di finanziamento necessarie per aumentare gli investimenti nella salute pubblica.

Lezione 9. Prevenzione, preparazione e risposta alla pandemia sono una priorità globale

L’evoluzione della pandemia ha chiarito che solo una risposta globale può fornire una soluzione a lungo termine al virus. Anche se l’Europa raggiunge i suoi obiettivi di vaccinazione e alcuni Stati membri iniziano a vaccinare i bambini, altre parti del mondo non hanno accesso ai vaccini di cui hanno bisogno. Questo aumenta il rischio che la pandemia si diffonda ulteriormente e quello di nuove varianti potenzialmente resistenti ai vaccini. È una questione di solidarietà, ma anche di interesse personale. Queste lezioni si applicano a qualsiasi pandemia globale e richiedono la mobilitazione strumenti politici, finanziari e diplomatici.

Solo una risposta globale può fornire una soluzione a lungo termine al virus

Fin dall’inizio, l’Unione e gli Stati membri hanno lavorato insieme, con sforzi congiunti per rimpatriare i cittadini europei bloccati all’estero e, in coordinamento con il  “Team Europe” per guidare la solidarietà internazionale e mobilitare strumenti finanziari in questa direzione. Un approccio che ha consentito all’Unione di essere in prima linea a livello internazionale nell’impegno per arginare la pandemia. Ed è necessario continuare a guidare la risposta globale alla pandemia attraverso Covax, la condivisione dei vaccini e l’apertura all’esportazione. Inoltre, è necessario rafforzare l’architettura globale della sicurezza sanitaria, in particolare guidando il rafforzamento dell’Oms, e sviluppare partnership di preparazione alla pandemia.

Lezione 10. Serve un approccio più coordinato alla disinformazione

Dall’inizio della pandemia, la disinformazione ha accentuato la situazione già complessa dal punto di vista della comunicazione, alimentando l’esitazione sui vaccini e contribuendo all’ansia generale e alla polarizzazione con la diffusione di teorie del complotto. La pandemia ha anche evidenziato la minaccia proveniente dalla manipolazione delle informazioni da parte di nazioni straniere e con campagne di interferenza, usate per minare la fiducia nei processi e nelle istituzioni politiche.
La Commissione ha presentato nel giugno 2020 una serie di misure per affrontare la situazione per rendere più efficace l’azione dell’Unione. Un approccio a lungo termine per affrontare la disinformazione è stato poi proposto nel Piano d’azione per la democrazia europea e nella proposta di legge sui servizi digitali. Queste azioni devono essere pienamente attuate e rese operative dagli attori pubblici e privati.