Medici in crisi? Servono più attenzione all’individualità del paziente e meno burocrazia

Siamo a Milano, in via Lanzone, 21 e la Sala del consiglio dell’Ordine dei Medici di Milano è gremita. Per la prima volta, dopo due anni, l’associazione dei professionisti della sanità lombarda ha deciso di riunirsi, invitando anche il presidente dell’ordine nazionale, per fare il punto sulla situazione delle professioni sanitarie. Si parla della città di Milano ma anche della Lombardia e di come stanno le cose in Italia dopo due anni di epidemia dal punto di vista dei camici bianchi. E lo si fa anche attraverso la presentazione di un libro, quello del filosofo della medicina Ivan Cavicchi, dal titolo “La scienza impareggiabile”, che ben si fa interprete di come sia necessario allargare il campo d’osservazione per ripensare anche alla filosofia del mestiere, ristabilendo un corretto rapporto tra medico e paziente, informazione, medicina e cura e valore, anche economico, della professione del curante.

Qual è lo stato di salute della professione medica oggi? È ormai ben noto come l’emergenza sanitaria, che ha messo ferro e fuoco il sistema, abbia posto drammaticamente la questione delle carenze numeriche della medicina generale e della medicina d’urgenza.

“Siamo di fronte a una ‘schizofrenia’ di dichiarazioni pubbliche sulla sanità: occorre davvero mettere alcune cose in chiaro per poter tornare a guardare in faccia il futuro della professione”, esordisce il presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi di Milano, Roberto Carlo Rossi. Al suo stesso tavolo erano seduti anche il presidente nazionale Fnomceo, Filippo Anelli, e la giurista Benedetta Liberali.

La burocrazia, origine di tutti mali

Si vede molte bene in Lombardia, che è una delle piazze più calde per la sanità, ma è un problema tristemente diffuso. Su ogni medico italiano, soprattutto se lavora nel pubblico, grava un insostenibile surplus di lavoro determinato dal carico burocratico che finisce per svilirne la professionalità. Secondo il report della Federazione degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) la burocrazia e i suoi carichi sarebbero all’origine di tutti problemi e fra le principali cause della carenza ormai sistemica di camici bianchi nelle file del pubblico.

Roberto Carlo Rossi“In Lombardia i bandi per la medicina generale vanno deserti, non ci sono aspiranti medici che vedono nella medicina generale uno sbocco per il futuro della loro professione”, spiega Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano.

“In dieci anni abbiamo perso mille medici di medicina generale e la situazione è destinata ad aggravarsi – ha proseguito il medico a capo dell’ordine dei professionisti meneghini -. In un quadro così complesso ci sarebbe da ripensare anche alla filosofia del mestiere. Ecco perché abbiamo scelto di far parlare le nostre istanze presentando un testo come quello di Ivan Cavicchi, filosofo della medicina”.

Il volume è qualcosa di più di un libro, è un trattato di filosofia della medicina nei confronti dell’uomo, che cambia i paradigmi tradizionali. L’appello che lancia è forte: nessuna riforma è possibile senza prima una revisione intellettuale delle origini di questa professione. Secondo Cavicchi, la politica si è sempre occupata dei problemi della sanità e mai di quelli della medicina. Fin dalla nascita del servizio sanitario nazionale ha immaginato una sanità a medicina ‘invariante’, senza accorgersi che i profondi mutamenti sociali, etici, culturali di questa società hanno finito per creare tra la medicina e la società, tra i medici e i cittadini, forti tensioni e forti incomprensioni. Per la prima volta nella storia della medicina quindi ci si trova davanti ad un bivio: relegare chi cura al ruolo di mero burocrate della salute o tornare a lasciargli ampi spazi di autonomia intellettuale.

Ripensare la professione mettendo di nuovo al centro l’individuo

Filippo Anelli“Oggi si tratta di ripensare il nostro modo di essere medici, il nostro modo di curare le persone, di essere in grado di interpretare tanto le singolarità quanto le complessità che ci sono, di usare le relazioni per conoscere il proprio malato e per decidere insieme a lui, cioè di scegliere consensualmente, le cure necessarie – ha detto anche Filippo Anelli, presidente Fnomceo -. La medicina senza dissonanze è lo scopo della proposta di questo libro che raccoglie una tesi forte molto cara, sia a me che al professor Cavicchi, sulla quale ci siamo molto battuti e che riguarda l’autonomia del medico e delle sue prassi”.

Del rapporto tra medico e paziente in medicina parla proprio il professor Cavicchi nel suo libro. La tesi esposta dal volume si basa sull’assunto secondo cui per secoli, quindi fino ai giorni nostri, l’impianto concettuale della medicina ha prescritto al medico cosa fare e come fare perché riusciva, in qualche modo, a definire priorità in grado di governare i diversi gradi di complessità con i quali il medico aveva a che fare.

“Per la prima volta nella storia della medicina, la società è costretta, se vuole essere idoneamente curata, a prescrivere al medico come comportarsi ma nello stesso tempo a lasciargli ampi spazi di autonomia intellettuale”

“Oggi le complessità in gioco sono tali che gli ‘a priori’ da soli non bastano più – è intervenuto lo stesso Cavicchi –: queste priorità prima vanno aggiornate per avere la garanzia di poter contare su prassi davvero adeguate, poi integrate riconoscendo anche giuridicamente al medico maggiore autonomia di giudizio. Per cui, per la prima volta nella storia della medicina, questa società è costretta, se vuole essere idoneamente curata, a prescrivere al medico come comportarsi ma nello stesso tempo a lasciargli ampi spazi di autonomia intellettuale”.

La riforma deve partire dalla scuola

CavicchiSecondo Cavicchi e secondo gli ordini regionali e nazionale dei camici bianchi, questa maggiore autonomia intellettuale del medico giustificata da una maggiore complessità implica anche la necessità di avviare una riforma della formazione universitaria.

“Oggi le persone di fatto chiedono alla medicina e al medico altre prassi altri modi di fare, altri approcci, in poche parole altri modi di praticare la medicina soprattutto, in grado di riconoscere le complessità del malato i suoi problemi contestuali e le sue contingenze le sue peculiarità – ha proseguito l’autore de ‘La Scienza Impareggiabile’, sostenuto da Rossi e da Anelli –. Per esempio, chiedono in modo insistente sempre più attenzione alla singolarità e alla individualità della persona, chiedono di avere attenzione non solo per la malattia ma per il malato”.

Se il medico è lasciato solo e sommerso da infiniti compiti burocratici, è difficile che ci sia spazio per l’accoglimento della complessità della persona-paziente e dei suoi problemi al di là dei sintomi

Se il medico viene lasciato solo e sommerso da infiniti compiti burocratici nello svolgimento delle sue mansioni, è difficile che ci sia spazio per l’accoglimento della complessità della persona-paziente e dei suoi problemi al di là dei sintomi. Ecco perché, secondo i professionisti lombardi, sempre meno giovani desiderano dedicarsi ad una professione delicata, complessa e piena di responsabilità come quella del medico di medicina generale. Allo stesso modo, nella medicina d’urgenza, si assiste ad un drammatico calo di interesse per via di carichi di lavoro, dei turni massacranti e dei compensi ai minimi storici (se comparati a quelli dei colleghi europei) che non lasciano ai medici il tempo di curare un paziente seguendolo veramente in tutti le fasi della degenza ospedaliera.

Il diritto alla Salute espresso nella Costituzione

Benedetta Liberali“Questa maggiore complessità e la trasformazione profonda che essa reclama emergono considerando la funzione preziosa e insostituibile della medicina, che garantisce e tutela il diritto alla salute, riconosciuto espressamente come diritto ‘fondamentale’ dalla nostra Costituzione, e, di conseguenza, anche il diritto all’autodeterminazione nelle scelte terapeutiche”, ha spiegato infine Benedetta Liberali, professoressa associata di Diritto Costituzionale all’Università di Milano, fra le relatrici della conferenza organizzata dall’Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano.

“Il carattere insostituibile e, nelle parole del prof. Cavicchi, ‘impareggiabile’ della medicina e quindi anche dei medici emerge chiaramente dalla giurisprudenza della Corte costituzionale – ha proseguito l’esperta di diritto -. Interpretando la Costituzione, la Corte ha arricchito ulteriormente i riferimenti alla salute e all’autodeterminazione, costruendo una nozione di consenso informato che risulta essenziale per la configurazione della relazione medico-paziente, in stretta relazione con l’evoluzione delle conoscenze scientifiche e valorizzando, in particolare, proprio l’autonomia del medico che, in ogni caso, si deve sempre accompagnare anche alla relativa responsabilità nell’assunzione delle scelte professionali”.

Anche secondo il presidente dell’Ordine dei medici milanesi, valutare l’efficacia di un farmaco, un vaccino, una nuova terapia, compete al medico che oggi, più che in passato, è chiamato ad esercitare la professione con maggior vigore e autonomia intellettuale.

“Tuttavia – ha concluso Rossi – sarebbe sciocco o velleitario non osservare il ruolo del medico nel rapporto con il paziente. Quest’ultimo è sempre più condizionato dall’informazione e, peggio ancora, dalla disinformazione che circola liberamente in rete. Ancora, un approccio moderno alla medicina, che evolve verso la personalizzazione della cura, impone al medico nuove sfide, non ultima quella dell’aggiornamento. Queste idee vanno tradotte in buone pratiche mediche ma soprattutto in leggi e regolamenti che ridiano dignità alla professione medica e un miglior servizio per i pazienti”.

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