PNRR e ripartizione dei fondi tra Regioni. Borghi (Cefriel): “Finalmente si mette in pratica il concetto di accountability”

La Missione 6 del PNRR è dedicata alla filiera della salute e comporta un importante investimento pari a 15,63 miliardi di euro. Come noto, si articola in due importanti aree di intervento: reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale; innovazione, ricerca e digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale.

In questi mesi, i lavori stanno andando avanti per concretizzare i vari obbiettivi e la ripartizione dei fondi appare chiara. Lo scorso 9 marzo è stato pubblicato in Gazzetta il Decreto 20 gennaio 2022 sulla “Ripartizione programmatica delle risorse alle Regioni e alle province autonome per i progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza e del Piano per gli investimenti complementari”. Si tratta delle risorse del «Piano nazionale di ripresa e resilienza» (PNRR) e del «Piano nazionale per gli investimenti complementari» (PNC), destinate alla Missione 6 del PNRR. In questa fase sono stati stanziati in totale poco più di 8 miliardi, 6,6 a valere sul PNRR e 1,4 a valere sul PNC.

Nel decreto ci sono due tabelle che dettagliano quanti finanziamenti sono stati decisi per ogni Regione, secondo il singolo ambito.

I fondi sono stati ripartiti con criteri vecchi e nuovi.

Da una parte si è tenuto conto della modalità di riparto basata sulla quota di accesso al Fondo sanitario nazionale (2021) e il criterio, secondo l’art. 2, comma 6 -bis, del decreto 77/2021, secondo il quale alle Regioni del Sud sia destinato almeno il 40% del totale delle risorse.

I “nuovi” criteri attengono alle caratteristiche e bisogni specifici delle singole Regioni:

  • gli investimenti per i progetti relativi alla Casa come primo luogo di cura e Telemedicina (Componente 1 della Missione 6) sono stati ripartiti sulla base degli standard indicati nel PNRR (1 Centrale ogni 100.000 abitanti);
  • la ripartizione delle risorse per i corsi di formazione in infezioni ospedaliere (Componente 2 della Missione 6), pur garantendo conformità al decreto 77/2021, non tiene conto della quota capitaria di accesso, bensì del fabbisogno calcolato rispetto al personale dipendente.

Altro aspetto interessante è il fatto che queste risorse potrebbero essere revocate qualora il «Contratto istituzionale di sviluppo» (CIS) non venga sottoscritto con l’amministrazione attuatrice entro il 31 maggio 2022 e, comunque, nel caso di mancato raggiungimento della Milestone EU che prevede l’approvazione di tutti i CIS con tutte le Regioni e province autonome entro il 30 giugno 2022.

Come si evince, con i fondi del PNRR non si scherza.

Qui c’è in gioco non solo l’aumento di posti letto ma la rivoluzione stessa del SSN per come lo conosciamo. L’innovazione è il perno su cui ruota buona parte di questi obbiettivi. I meccanismi di riparto di questi fondi sono all’altezza degli obbiettivi da raggiungere?

Gabriella BorghiNe abbiamo parlato con Gabriella Borghi, esperta in progettazione e gestione di progetti di sanità digitale per Cefriel, Centro di Innovazione Digitale del Politecnico di Milano.

Il motto di Cefriel è innovare con metodo scientifico: crede che con il PNRR si stia seguendo un criterio rigoroso per lo stanziamento dei fondi ma anche per il controllo del corretto impiego degli stessi?

Il PNRR è indubbiamente un documento complesso e articolato su un ampio spettro di interventi. Ponendo ora l’attenzione ai contenuti della Missione 6 Salute, che prevede risorse pari ad oltre 15 miliardi di Euro (quasi il 9% del PNRR) suddivise in due componenti, si vede che la Componente 1 “Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale” e la Componente 2 “Innovazione, ricerca e digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale” avranno rispettivamente a disposizione risorse per 7 e 8,63 miliardi ciascuna. Risorse per interventi certamente necessari per innovare il sistema, così come necessarie sono le due riforme previste: “Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale e rete nazionale della salute, ambiente e clima” e “Riorganizzare la rete degli IRCCS”.

Tutto il Piano è attualmente monitorato e la sua attuazione può essere seguita sul sito Italiadomani, di facile accesso, che documenta bene quanto viene man mano attuato con molta attenzione alle scadenze previste. Questo aspetto consentirà quindi di avere se non un controllo diretto, che non compete ai cittadini, certamente il quadro di quanto si va attuando e quindi un controllo sull’attuazione e sull’uso delle risorse anche da parte dei cittadini.

Sempre dal sito Italiadomani è possibile disporre di bandi, avvisi e altre procedure pubbliche per la presentazione e selezione dei progetti PNRR. Per la Missione 6, ad esempio, recentemente Agenas ha pubblicato l’avviso per manifestazione di interesse per la presentazione di proposte di partnership pubblico privato (PPP) per la progettazione, realizzazione e gestione dei Servizi Abilitanti della Piattaforma Nazionale di Telemedicina. Mentre per altri interventi come quello relativo, ad esempio, al Fascicolo Sanitario Elettronico si sta procedendo, nell’ambito del DL Sostegni ter, con la riforma che, portata in Conferenza Stato Regioni, innescherà l’iter attuativo e il decreto di ripartizione delle risorse con l’ipotesi di usare un “criterio di riparto basato sulla popolazione delle Regioni ma anche sullo stato di partenza, in ottemperanza alla missione PNRR di colmare il divario territoriale”.

Italiadomani rende inoltre disponibili anche le audizioni in Parlamento dei ministri per meglio comprendere anche da parte dei cittadini interessati le motivazioni che hanno guidato le scelte attuate. Possiamo dire che le azioni poste in essere per l’attuazione e la rendicontazione del PNRR stiano mettendo in pratica il concetto di “accountability” che per anni abbiamo invocato nella realizzazione, ad esempio, delle opere pubbliche.

Con quali criteri crede dovrebbero essere ripartire le risorse tra le Regioni?

L’esempio citato in precedenza per il FSE potrebbe essere un buon compromesso fra esigenze di equità territoriale, di indirizzo generale condiviso e di attuazione locale con il supporto tecnologico centrale. Si prevede anche che le somme siano erogate in base al raggiungimento di Milestone e Target e questo consentirebbe di mantenere la tempistica di realizzazione. Se da tutto ciò si potesse avere poi una sostenibilità a regime si potrebbe parlare certamente di un buon risultato.  Risultato che sarebbe ottimo se il FSE, per restare nell’esempio, riuscisse ad essere più utilizzato dai cittadini e dal personale sanitario creando una rete reale a supporto dei bisogni delle persone e un’ampia disponibilità di informazioni per la ricerca clinica.

Si può applicare anche nel settore salute quanto ha fatto il Ministero dell’Università e della Ricerca con i bandi innovativi?

I bandi innovativi del MUR sono esemplificativi in termini di messa in competizione al fine di ottenere il miglior risultato possibile, ma certamente il contesto della salute con il ruolo delle Regioni avrebbe complicato il percorso. In ogni caso, ora una scelta è stata attuata e quindi occorre vegliare affinché il percorso definito riesca a garantire i risultati previsti in ciascun territorio. Quindi è necessaria una forte azione di contributo e di controllo degli esiti per migliorare l’accesso e la cura ai cittadini.

È molto interessante quanto riportato nelle Linee Guida per le iniziative del Piano complementare al PNRR (D.L. n.59/2021) presentate con Decreto Interministeriale MUR e Ministero della Salute del 28 gennaio scorso che prevedono due linee di attuazione: la prima, a cura del MUR, gestita sempre attraverso bandi competitivi; la seconda, in capo al Ministero della Salute, sull’ecosistema innovativo della salute che introduce il percorso della manifestazione di interesse da parte degli enti sanitari.

La Missione 6 punta molto sull’innovazione in ambito di cure domiciliari (telemedicina, sanità digitale) ma anche per il rinnovo del parco tecnologico e per la ricerca scientifica: a suo avviso, come dovrebbero essere realizzati i bandi?

Anche in questo caso il campo è molto ampio e pertanto le soluzioni possono e devono essere diverse. Un conto è l’Investimento 1 della Componente 2 “Ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero” per 4 milioni di euro attuato “tramite l’acquisto di 3.133 nuove grandi apparecchiature ad alto contenuto tecnologico (TAC, risonanze magnetiche, Acceleratori Lineari, Sistema Radiologico Fisso, Angiografi, Gamma Camera, Gamma Camera/TAC, Mammografi, Ecotomografi) caratterizzate da una vetustà maggiore di 5 anni” ove si può disporre del supporto dell’HTA (Health Technology Assesment), processo che si fonda su evidenze scientifiche che può dare maggiori certezze in fase di bando. Bandi che forse potrebbero essere centralizzati a seguito della raccolta delle richieste regionali.

Altro è invece l’ambito delle cure domiciliari dove peraltro, anche attraverso Agenas, si sta procedendo con l’avvio di collaborazioni pubblico privato in quanto la risposta deve essere più articolata e sono richieste modalità di intervento che possano creare la premessa per un’evoluzione più armonica, innovativa e prospettica fra il mondo della salute e il mondo industriale.

 

In definitiva il PNRR, oltre a essere un progetto complesso che va realizzato in appena quattro anni, è anche un’occasione per rafforzare il concetto di accountability: le Regioni dovranno rendere conto di quanto stanno spendendo e di come lo stanno spendendo. I meccanismi di controllo non sono ancora del tutto noti, Agenas è tra gli attori che monitoreranno da vicino il corretto uso dei finanziamenti. Oggi la priorità è stanziare le risorse, domani (si spera) la priorità sarà quella di verificare che siano state spese nel modo giusto. Perché di tutto questo dobbiamo rendere conto all’Ue, alla quale risponde l’Italia come Paese, non le singole Regioni.