Innovare la sanità con il digitale: un problema di norme

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la digitalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale è una delle priorità maggiormente enfatizzate. Interrogarsi sulla ricostituzione e la stabilità dei rapporti a livello istituzionale e personale nel settore della salute sotto la spinta irrefrenabile delle nuove tecnologie è oggi un imperativo, al cospetto degli scenari inediti che ci si prospettano. Sono queste le premesse del convegno “Innovare la sanità: verso un’assistenza tecnologica”, organizzato dalla Fondazione Cesifin “Alberto Predieri”, in cui sono stati affrontati i principali profili giuridici della digitalizzazione della sanità italiana.

FSE, protezione dei dati e competenze per attuare il PNRR

Assuntela Messina“La digitalizzazione della sanità è senz’altro una delle frontiere più promettenti delle profonde trasformazioni in corso nella società, perché è capace di offrire benefici diretti ed evidenti in termini di miglioramento della qualità di vita delle persone – sostiene Assuntela Messina, sottosegretario di Stato al Ministero dell’innovazione tecnologica e la transizione digitale -. L’innovazione tecnologica, dai Big Data all’Intelligenza Artificiale, rappresenta una rivoluzione dei servizi sanitari sotto ogni punto di vista. Un’opportunità destinata a incrociare e caratterizzare il profondo processo di riforma della sanità più complesso e complessivo che abbiamo disegnato nel PNRR con l’evoluzione verso un modello di cura e assistenza ancora più incentrato sulla comunità e il territorio che, grazie al digitale, può guardare con più attenzione ai bisogni specifici della persona e generare risposte ancora più rapide ed efficaci”.

Sono stati fatti passi avanti importanti, a partire dal FSE: nell’ambito ambizioso del progetto di interconnettere e far comunicare tra loro i sistemi informativi del Servizio sanitario nazionale, svolgerà un ruolo di primo piano

La senatrice individua tre aspetti a cui è necessario dedicare il maggiore impegno affinché il processo sia inclusivo. Il primo, il rafforzamento delle infrastrutture e dei servizi: “Sono stati fatti passi avanti importanti, a partire dallo strumento più prezioso che è il Fascicolo Sanitario Elettronico, che nell’ambito ambizioso del progetto di interconnettere e far comunicare tra loro i sistemi informativi del Servizio sanitario nazionale svolgerà un ruolo di primo piano. Bisogna quindi promuovere ulteriori iniziative di aggiornamento del Fascicolo per arrivare a una piena omogeneità tra le Regioni. È fondamentale anche portare a compimento la realizzazione dell’Ecosistema dei dati sanitari, che dovrà garantire il coordinamento informatico e servizi omogenei sul territorio nazionale; questo sia per la prevenzione e per la promozione della ricerca, sia per rendere più efficace la programmazione sanitaria e verificare la qualità delle cure e dell’assistenza sanitaria”.

Il secondo aspetto è la sicurezza dei dati sanitari, in virtù della loro particolare delicatezza e sensibilità. “Si genera una costante tensione fra la necessità di un’istantanea circolazione per finalità di sanità pubblica, ricerca ed efficacia delle cure pur garantendo la massima protezione e riservatezza di questi dati che infatti l’Ordinamento protegge in maniera più intensa. Il tema assume carattere strategico nel nostro Paese non solo rispetto al dato sanitario e, a salvaguardia di tutti i dati della Pubblica Amministrazione, si stanno compiendo progressi evidenti come la Strategia di migrazione verso il cloud che si pone l’obiettivo di affrontare le tre sfide principali per la protezione dei dati: assicurare l’autonomia tecnologica del Paese, garantire il controllo sui dati e aumentare la resilienza dei servizi digitali. Il traguardo ribadito nel PNRR è accompagnare entro il 2026 circa il 75% delle Pubbliche Amministrazioni nella migrazione dei dati e delle applicazioni verso un ambiente cloud”.

A questo proposito Messina ricorda anche come, a inizio anno, sia stato anno avviato il Polo strategico nazionale, l’infrastruttura destinata a ospitare i dati e servizi di tutte le amministrazioni centrali, Aziende sanitarie locali e delle principali amministrazioni locali. Nella primavera è stata attivata anche la piattaforma PA digitale 2026, con cui Comuni, scuole, Asl e aziende ospedaliere potranno chiedere l’accesso ai fondi (lo stanziamento è di un miliardo di euro) da usare come incentivo per migrare dati, sistemi e applicazioni verso servizi cloud sicuri e qualificati. “Nel frattempo come Ministero della Transizione Digitale abbiamo colmato un grande vuoto istituendo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, un’autorità unica dove prima ve n’erano ben 23, per garantire i sistemi da attacchi avendo finalmente una visione unitaria sulla sicurezza informatica“.

Terza priorità: il fattore umano. “Non può esserci transizione digitale se le persone non sono messe in condizione di vivere pienamente nella comunità digitalizzata cui ci stiamo avvicinando”.

Soluzione: formazione permanente.

Se la digitalizzazione pone un problema di tenuta costituzionale

Nella sua relazione, Ginevra Cerrina FeroniGinevra Cerrina Feroni, vice Presidente Garante per la Protezione dei Dati Personali e vice Presidente della Fondazione Cesifin, ha preso in considerazione alcuni aspetti giuridici della digitalizzazione della sanità. Tra questi, la tendenza alla cura fai-da-te: “Da una ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano è emerso come Internet rappresenti la fonte principale usata di cittadini per cercare informazioni sanitarie. È un fenomeno inevitabile, agevolato anche dall’incredibile quantità di informazioni e studi scientifici pubblicati sulle riviste internazionali disponibili in rete, come abbiamo constatato durante la pandemia. Si tratta di un fenomeno preoccupante non solo per i medici, ma anche in ottica di privacy: le informazioni che un utente può immettere in rete cercando soluzioni su un caso concreto si traducono in dati particolarmente sensibili che invece devono essere protetti. Si crea una sorta di paradosso: la normativa è pervasa dall’obiettivo della miglior tutela del paziente, che, a volte, senza pensare alle conseguenze, rivela informazioni sulla propria salute consegnandole nelle mani della rete”.

Anche la telemedicina non è esente da problemi di privacy: “In base a quanto richiesto (televisita, teleconsulto o telemonitoraggio), il paziente darà informazioni sulla propria salute, condividerà referti di esami, fornirà dettagli sulle terapie prescritte e, per fissare un consulto online, anche i dati della carta di credito. Ecco perché il tema di una vera infrastruttura nazionale di garanzia diventa importante”, spiega l’esperta. “Mi piace pensare che il protagonista di questa grande storia che si sta aprendo sia il malato, cui la telemedicina offre soluzioni tecnologiche anche quando fisicamente non è possibile e diventa quindi un ausilio fondamentale: si tratta di un aiuto da un uomo da parte di un altro uomo, senza pensare ovviamente che questa dimensione possa sostituire il contatto umano. L’idea è quindi di prendersi cura del paziente e dei suoi dati, del corpo fisico ma anche di quello digitale”.

La centralizzazione di questi processi a livello nazionale, che svuota e depotenzia i sistemi regionali, sta avvenendo a Costituzione invariata, in via amministrativa e talvolta in via tecnica: il rischio è un arresto sotto il profilo della tenuta costituzionale nel pieno dell’attuazione del PNRR

Cerrina Feroni pone l’accento su un’ulteriore questione: “La fortissima centralizzazione di questi processi a livello nazionale, che personalmente considero positiva, sta avvenendo a Costituzione invariata, in via amministrativa e talvolta in via tecnica. Stanno cambiando le coordinate dei rapporti fra centro e periferia, ma una riflessione in questi termini non è ancora stata fatta; a mio modo di vedere andrà fatta con molto coraggio e laicamente, perché il rischio è che nel pieno dell’attuazione del PNRR, che va verso una centralizzazione che svuota e depotenzia i sistemi regionali, ci possa essere un arresto sotto il profilo della tenuta costituzionale”.

La digitalizzazione del SSN nel PNRR

A fare il punto su digitalizzazione e PNRR è Luca Monteferrante, Consigliere di Stato e Capo dell’Ufficio Legislativo del Ministero della Salute. “È senza dubbio un tema costituzionale – commenta -. Ci siamo trovati nella contingenza e urgenza di normare al limite tra praeter legem (“oltre la legge”) e contra legem (letteralmente “contro legge”) a causa della novità assoluta di quanto accaduto, non solo nel nostro Paese ma in chiave planetaria”.

Il punto più critico è il rapporto fra tra centro e periferia, in particolare alla luce della riforma del Titolo V: “La salute è l’ambito in cui il regionalismo ha raggiunto l’espressione più avanzata e al contempo problematica perché ha chiamato in causa l’altro vero tema, il principio di uguaglianza, che ha reso non più dilazionabile l’intervento a volte praeter, se non contra legem, per colmare una divaricazione non più sostenibile”.

L’evoluzione c’è e si vede: il riferimento è alla previsione per le Regioni di adottare entro 90 giorni piani di adeguamento per la sanità digitale, in un’ottica di uniformità. Qualora queste non procedano, è previsto l’intervento sostitutivo, un vero intervento del sistema per garantire il principio di uguaglianza. “Anche dal punto di vista normativo si apre una nuova stagione, perché, anche se non viene detto esplicitamente, il tema dell’uniformità in materia di sanità digitale di fatto ha assunto la dignità di Lea”.

Il sistema, quando parliamo di digitalizzazione, va verso una spinta e convinta adesione a un’idea datacentrica: il dato sanitario campeggia come snodo cruciale in termini di completezza, sicurezza e razionalità delle decisioni

Un altro argomento sul tavolo è quello della medicina predittiva e dell’Intelligenza Artificiale. “Il sistema in generale, quando parliamo di digitalizzazione, oggi va verso una spinta e convinta adesione a un’idea datacentrica: il dato sanitario campeggia come vero snodo cruciale in termini di completezza, sicurezza e razionalità delle decisioni”.

La piena disponibilità dei dati è infatti fondamentale non solo per la diagnosi e la cura, ma anche per la possibilità di anticipare i trend dei bisogni sanitari in chiave di policy e allocazione delle risorse. Correlato il nodo della cybersicurezza.

“Un altro obiettivo del PNRR per la digitalizzazione dei dati è il potenziamento del Nuovo Sistema Informativo Sanitario, già rilanciato da un Patto per la salute con una cabina di regia che prevedeva il coinvolgimento delle Regioni, ma nel corso della pandemia abbiamo riscontrato l’impatto del problema del flusso di dati fra Regioni e Ministero – dichiara Monteferrante -. Non sempre ingenti risorse finanziarie come quelle stanziate durante la pandemia hanno un ritorno dalla periferia verso il centro in termini di informazioni. Ad esempio, in fase emergenziale uno dei dati più complicati da gestire a livello centrale era che non fossimo in grado di sapere quanti specializzandi e altri operatori fossero stati reclutati a livello locale: un vulnus non tollerabile, perché ne va di mezzo la corretta ed efficiente allocazione delle risorse, che sono limitate e quindi particolarmente preziose”.

Altri spunti: la ricetta dematerializzata e la riforma degli IRCCS, che, insieme al DM 71, è uno dei capisaldi della riforma del PNRR, la Piattaforma nazionale di telemedicina e i dati dei FSE che insieme confluiranno nell’Ecosistema dei dati sanitari, utile soprattutto per la programmazione sanitaria.

“Mi piace ricordare Max Weber e la gabbia d’acciaio: l’informazione, se non adeguatamente governata – quindi il tema della formazione – può rappresentare una gabbia che rischia di soffocare il rapporto fra paziente e medico – conclude Monteferrante -. La digitalizzazione va pertanto governata con prudenza e sapienza; non bisogna mai dimenticare, nella valorizzazione di quello che la tecnologia ci offre, la finalità di cura e la centralità del paziente”.