Uso dei biosimilari nella malattia di Crohn e nella colite ulcerosa: il Position Statement ECCO 2016

Sono 8 i punti principali del Position Statement dell’European Crohn’s and Colitis Organisation (ECCO) 2016 sull’utilizzo dei biosimilari nelle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI). La versione precedente del documento risaliva al 2013 e risultava ormai decisamente datata: le importati novità emerse negli ultimi anni, sia per lo sviluppo di nuovi biosimilari sia, soprattutto, per la loro approvazione al commercio nel mercato europeo, hanno portato con sé nuovi dati di pratica clinica in real-life e una nuova consapevolezza sui profili di efficacia e sicurezza.

Il Position Statement dell’ECCO si basa sulle più recenti evidenze cliniche relative ai biosimilari ed è stato redatto in accordo con le più aggiornate linee guida dell’EMA.

Nel Position Statement 2016 si affrontano alcuni punti chiave sul tema dei biosimilari: come attestare la biosimilarità, quali basi prendere come riferimento per l’estrapolazione, quali garanzie ci sono per l’efficacia e la sicurezza dei biosimilari rispetto ai prodotti di riferimento, come affrontare il problema dell’immunogenicità del farmaco biologico, come garantire un rigoroso sistema di tracciabilità e di farmacovigilanza post-marketing. Inoltre gli esperti dell’ECCO affermano chiaramente che è possibile lo switch dal biologico originatore al biosimilari nel trattamento delle MICI, e sottolineano l’importanza che tale switch debba sempre essere proposto al paziente a seguito di una discussione collegiale che coinvolga tutte le professioni sanitarie che hanno in carico il paziente con MICI, prestando la massima cura nella comunicazione e informazione del paziente, che deve essere messo nella condizione di condividere tale scelta, comprendendo appieno l’equivalenza terapeutica tra farmaco originatore e biosimilare.

I biosimilari registrati nell’Unione europea sono considerati di pari efficacia rispetto al medicinale di riferimento

La definizione di estrapolazione e i relativi criteri di applicabilità sono cambiati notevolmente negli anni, a seguito delle nuove conoscenze sui biosimilari e sui risultati della pratica clinica: se inizialmente le linee guida EMA (2006) parlavano di «appropriate justifications», negli aggiornamenti successivi sono stati introdotti termini più specifici, anche in relazione ai diversi tipi di prodotto. La maggiore complessità molecolare dei biotecnologici e, di conseguenza, dei biosimilari si riflette nella maggiore complessità delle procedure EMA per l’autorizzazione al commercio. In particolare, per i biosimilari degli anticorpi monoclonali, le linee guida EMA 2012 affermano: «l’estrapolazione dei dati di efficacia clinica e sicurezza dell’anticorpo monoclonale di riferimento ad altre indicazioni non specificamente studiate nel corso dello sviluppo clinico del biosimilare corrispondente è possibile basandosi sulla complessiva evidenza di comparabilità fornita tramite l’esercizio di comparabilità e con un’adeguata giustificazione, ma non come una conclusione automatica o sistematica». In questo senso, come sottolineano gli esperti ECCO che hanno stilato il nuovo Position Statement, EMA incorpora la modalità di azione dei biosimilari degli anticorpi monoclonali nel concetto di «totalità delle prove con una giustificazione adeguata e pertinente».

ECCO Position Statement sull’uso dei biosimilari nelle MICI

  1. Appropriati test in vitro attestano la biosimilarità in maniera più sensibile rispetto agli studi clinici.
  2. Gli studi clinici di equivalenza nell’indicazione più sensibile possono essere presi come riferimento per l’estrapolazione. Pertanto i dati per l’utilizzo dei biosimilari nelle MICI possono essere estrapolati da un’altra indicazione sensibile.
  3. Quando un biosimilare viene registrato nell’Unione europea, è considerato di pari efficacia rispetto al medicinale di riferimento, a patto che sia utilizzato secondo le informazioni fornite nel Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto.
  4. Il profilo di sicurezza dei biosimilari deve essere dimostrato tramite ampi studi osservazionali con follow-up a lungo termine in pazienti affetti da MICI. Inoltre, dovrebbe essere completato da registri supportati da tutti i soggetti interessati (produttori, professionisti sanitari e associazioni di pazienti).
  5. Non ci si può attendere di superare gli eventi avversi e la perdita della risposta dovuti all’immunogenicità di un farmaco biologico impiegando un biosimilare della stessa molecola.
  6. Come per tutti i farmaci biologici, la tracciabilità deve basarsi su un solido sistema di farmacovigilanza e sul piano di gestione del rischio del produttore.
  7. È accettabile lo switch dal farmaco originatore al biosimilare in pazienti affetti da MICI. Gli studi sullo switch forniscono dati validi su efficacia e sicurezza. Mancano evidenze scientifiche e cliniche in merito allo switch inverso, allo switch multiplo e al cross-switching tra biosimilari nei pazienti con MICI.
  8. Lo switch da un farmaco originatore al biosimilare dovrebbe essere messo in atto a seguito di una discussione condivisa che abbia coinvolto in maniera adeguata medici, infermieri, farmacisti e pazienti, e secondo le raccomandazioni nazionali. Il personale infermieristico dedicato a MICI può rivestire un ruolo chiave nella comunicazione dell’importanza e dell’equivalenza della terapia con biosimilare.

La traduzione viene fornita solo a scopo divulgativo e non costituisce una traduzione ufficiale ECCO

La sicurezza dei biosimilari, e in particolare degli anticorpi monoclonali, è un tema molto delicato e sul quale le procedure dell’EMA sono decisamente stringenti: il documento dell’ECCO ricorda come a seguito di registrazione di un biosimilare nell’Unione europea, il prodotto possa essere considerato di pari efficacia e sicurezza rispetto al prodotto di riferimento, quando utilizzato in conformità al Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto. Inoltre il monitoraggio post-marketing sulla sicurezza dei biosimilari è soggetto ad una regolamentazione europea molto rigorosa, e più rigida rispetto ai farmaci generici, che prevede l’elaborazione e la messa in atto di un risk management plan dedicato. In questo senso, le procedure EMA costituiscono, secondo il parere degli esperti ECCO, una fondamentale garanzia sui prodotti che vengono licenziati in UE.

Altro aspetto al centro del dibattito è l’intercambiabilità tra prodotto originatore e biosimilare. Gli esperti dell’ECCO, per la stesura del Position Statement, hanno condotto una review sistematica della letteratura più recente relativa all’efficacia, alla sicurezza e all’immunogenicità dei biosimilari nelle MICI, selezionando 15 studi condotti e pubblicati a livello internazionale. Dal 2015 sono stati presentati, tramite studi di coorte, dati di utilizzo su pazienti con MICI che hanno confermato la comparabilità tra il biosimilare di infliximab e il suo farmaco di riferimento, senza differenze significative di efficacia e sicurezza, sia in pazienti naïve sia in pazienti sottoposti a switch. Del 2016 sono i risultati del trial clinico randomizzato controllato NOR-SWITCH, un ampio studio nazionale condotto in Norvegia su 481 pazienti con malattia di Crohn, colite ulcerosa, artrite reumatoide e spondilite anchilosante, con follow-up di 52 settimane. Obiettivo dello studio era verificare gli esiti clinici dello switch tra infliximab e il suo biosimilare CT-P13, in termini di efficacia, sicurezza e immunogenicità, su pazienti in trattamento con infliximab da almeno 6 mesi. Al termine dello studio, i ricercatori hanno potuto affermare la non-inferiorità di CT-P13 rispetto a infliximab poiché i risultati dei pazienti sono rimasti paragonabili anche nel gruppo che ha effettuato lo switch.

È approvato lo switch per il biosimilare di infliximab, in conformità con le raccomandazioni nazionali e il parere dell’équipe medica

Più recente lo studio osservazionale PROSIT-BIO, condotto in 31 centri italiani su 547 pazienti con malattia di Crohn e colite ulcerosa trattati con il biosimilare CT-P13. I risultati preliminari, pubblicati nel 2017, hanno fatto registrare un elevato profilo di efficacia e sicurezza sia nei pazienti naïve sia nei pazienti già trattati con infliximab, confermando la comparabilità tra biosimilare e prodotto di riferimento.

Gli esperti dell’ECCO hanno infine sottolineato l’importanza della comunicazione con il paziente, argomento che necessita di una attenzione ancora maggiore da parte del personale medico e infermieristico nel caso di switch terapeutico, quando al paziente viene proposto un cambio della terapia alla quale si era abituato: accogliere il punto di vista del paziente per adattare la comunicazione e le informazioni proposte ai bisogni del paziente può risultare la strategia vincente per favorire la migliore compliance e risposta terapeutica. Secondo il Position Statement dell’ECCO, in questo ambito il personale infermieristico può svolgere un ruolo chiave.

Per approfondimenti

  • STUDIO NOR-SWITCH: Goll GL et al. Biosimilar Infliximab (CT-P13) is not inferior to originator infliximab: results from a 52-week randomized switch trial in Norway. Arthritis Rheumatol 2016; 68 (suppl 10).
  • STUDIO PROSIT-BIO: Fiorino G et al. The PROSIT-BIO Cohort: a prospective observational study of patients with inflammatory bowel disease treated with infliximab biosimilar. Inflamm Bowel Dis 2017; 23:233-43

Fonte

  • ECCO Position Statement on the use of biosimilars for inflammatory bowel disease. An update. Danese S et al. J Crohns Colitis 2017; 11: 26-34